Haftar sfugge a un attentato suicida contro la sua base

Il generale libico freelance Khalifa Haftar è sfuggito stamattina a un attentato suicida a Bengasi. Secondo il comandante dell’aviazione di Haftar, Sagr al Jerushi, nell’assalto sono rimasti uccisi quattro soldati e lui stesso è stato leggermente ferito. Il suo portavoce, Mohammed Hejazi, ha aggiunto che, “date le modalità dell’attacco” i responsabili dell’attentato sono terroristi islamici probabilmente appartenenti alle milizie di Ansar al Sharia che sostengono il governo di Tripoli. Un’auto imbottita di esplosivo ha in effetti tentato di entrare nel perimetro della villa dove Haftar e i suoi erano riuniti.
18 AGO 20
Immagine di Haftar sfugge a un attentato suicida contro la sua base
Il generale libico freelance Khalifa Haftar è sfuggito stamattina a un attentato suicida a Bengasi. Secondo il comandante dell’aviazione di Haftar, Sagr al Jerushi, nell’assalto sono rimasti uccisi quattro soldati e lui stesso è stato leggermente ferito. Il suo portavoce, Mohammed Hejazi, ha aggiunto che, “date le modalità dell’attacco” i responsabili dell’attentato sono terroristi islamici probabilmente appartenenti alle milizie di Ansar al Sharia che sostengono il governo di Tripoli. Un’auto imbottita di esplosivo ha in effetti tentato di entrare nel perimetro della villa dove Haftar e i suoi erano riuniti. A Tripoli intanto, poche ore dopo l’attacco organizzato contro il generale Haftar, un uomo non identificato e armato di lanciagranate ha aperto il fuoco contro l’ufficio del nuovo primo ministro, Ahmed Maitiq. L’attacco non ha causato vittime e il colpo ha distrutto solo le cucine del palazzo governativo, situate allo stesso piano dell’ufficio del presidente, assente al momento dell’attentato.

La radicalizzazione del conflitto tra gli islamisti e le forze del generale Haftar, accusato di avere legami con la Cia e intenzionato a “ripulire” il paese dagli estremisti, è finita recentemente sotto l’esame dell’Interpol. L’agenzia internazionale di polizia sta monitorando gli spostamenti dei jihadisti tra la Siria e la Libia, come riferito da un analista, Yahya Mohammed Ali, generale egiziano in pensione, al quotidiano al Shorfa. L’attenzione degli investigatori internazionali si sta concentrando soprattutto sugli ex combattenti di al Nusrah e dell’Isis (Stato islamico d’Iraq e del Levante), le milizie islamiche attive in Siria e in Iraq in lotta da anni con i governi di Baghdad e Damasco. Molti di questi jihadisti, secondo gli investigatori dell’Interpol, starebbero ora rientrando nei propri paesi d’origine, tra cui la Libia. Negli ultimi anni infatti sono stati migliaia i combattenti libici che si sono uniti al jihad contro il regime siriano. Nel 2012, Abd al Mahdi al Harati, vice di Abdul Hakim Belhaj, ex leader del Gruppo dei combattenti islamici della Libia, aveva condotto circa 6 mila uomini in Siria, aggregandoli nella brigata conosciuta sotto il nome di Liwa al Ummah. E’ ancora da verificare se questi miliziani abbiano ora cambiato fronte unendosi ai jihadisti libici.
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Di certo la Libia è ormai diventata punto di passaggio e sede di diversi campi di addestramento per i combattenti provenienti dal Maghreb. Nell’aprile 2013, un tunisino di nome Abu Zaid al Tounsi è stato arrestato a Tunisi per incitamento al terrorismo. Al Tounsi dichiarò che all’epoca 3.500 tunisini si trovavano in Siria per combattere contro il regime e di questi molti erano stati prima addestrati in Libia. Gli spostamenti dei jihadisti tra la Siria e il Nord Africa sono stati confermati nel febbraio scorso dal ministro dell’Interno della Tunisia, Lotfi Ben Jeddou, il quale ha riferito che 400 combattenti tunisini sono rientrati in patria dopo aver combattuto in Siria. L’Interpol, secondo l’analista Ali, sospetta ora che lo stesso stia succedendo con i libici che, traendo vantaggio dal caos in cui versa il paese, potrebbero unirsi ai jihadisti contro il generale Haftar. Magari raccogliendo l’esortazione rivolta domenica scorsa da al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim), in cui si invitava il popolo libico a opporsi all’offensiva di Haftar, accusato di apostasia, tradimento e di essere un folool, un sostenitore del vecchio regime gheddafiano.

Nel frattempo, a Tripoli, il governo si ritrova nella situazione paradossale in cui due capi del governo, entrambi eletti alla guida di due diversi esecutivi, si contendono l’esclusività della carica. In attesa delle elezioni presidenziali previste per la fine di giugno, lunedì scorso Maitiq si è insediato come nuovo primo ministro dopo essere stato eletto il mese scorso in una convulsa votazione in Parlamento. Dovrebbe prendere il posto di Abdullah al Thinni che si è però rifiutato di cedere il potere, affermando di voler aspettare una decisione finale da parte dei giudici, per capire chi sia davvero il primo ministro legittimamente in carica.